IL DIVARIO GENERAZIONALE TRA CONFLITTI E SOLIDARIETÀ: GENERAZIONI AL CONFRONTO

Il “Rapporto 2017” della Fondazione Bruno Visentini

su

“IL DIVARIO GENERAZIONALE TRA CONFLITTI E SOLIDARIETA’ ”

 

Il 22 marzo u.s. in LUISS, con la partecipazione dei Ministri del Lavoro Giuliano Poletti, dell’Università e Ricerca Valeria Fedeli e della Coesione Territoriale e Mezzogiorno Claudio De Vincenti, la FBV ha presentato il proprio Rapporto 2017, coordinato da Fabio Marchetti e Luciano Monti, su ”Il Divario generazionale tra conflitti e solidarietà. Generazioni al confronto”, che, attraverso un ‘Indicatore del Divario Generazionale’ compie un’analisi comparata delle esperienze di riduzione, per definire uno scenario dell’Italia al 2030. Hanno introdotto i lavori Alessandro Laterza Presidente FBV e Paola Severino Rettore LUISS, con gli interventi tra gli altri di Susanna Camusso, Segretario Generale CGIL, Giuseppe Farina Segretario confederale CISL, Enrico Giovannini Portavoce ASviS, Ennio Lucarelli, Presidente Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Ida Colucci, Direttore TG2 RAI, Fabrizio Sammarco, Amministratore Delegato Italia Camp Srl e Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca Territori di Intesa Sanpaolo, Main sponsor del progetto.

Il Rapporto della Fondazione Bruno Visentini sul “Divario generazionale tra conflitti e solidarietà. Generazioni al confronto”, conclusosi a febbraio 2017, presenta un’approfondita analisi sul presente e sul futuro delle giovani generazioni italiane e una serie di proposte finalizzate alla riduzione del fenomeno.

L’analisi. La questione del “divario generazionale”, così come le possibili soluzioni a essa connesse, chiamano in causa i principi stessi di solidarietà (art. 2) e di uguaglianza (art. 3) sanciti dalla nostra Costituzione: non è possibile, infatti, essere «eguali di fronte alla legge» ovvero esercitare i medesimi diritti, sia civili che sociali, se prima non vengono rimosse le condizioni di diseguaglianza che impediscono a tutti di fruirne effettivamente.

In questo quadro, la ricerca ha compiuto un’analisi comparata delle principali esperienze italiane in tema di riduzione del divario generazionale, attraverso l’aggiornamento al 2030 di uno specifico Indicatore di Divario Generazionale (messo a punto nel 2015 in partnership con la FBV dal ClubdiLatina) e operando nell’ambito degli obiettivi indicati dall’ “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”, sottoscritta nel 2015 da tutti i Paesi membri dell’ONU.

Una forbice – è emerso – le cui ‘lame’ tra 2004 e stima 2030 triplicano la loro distanza. Se, cioè, un giovane di vent’anni nel 2004, per raggiungere l’indipendenza, doveva scavalcare un ‘muro’ di 1 metro, nel 2030 quel muro sarà alto 3 metri e dunque invalicabile. E, lo stesso giovane, se nel 2004 aveva impiegato 10 anni per costruirsi una vita autonoma, nel 2020 ne impiegherà 18, e nel 2030 addirittura 28: diventerebbe, in sostanza, “grande” a cinquant’anni.

Le proposte. Un intervento diretto a fronteggiare l’emergenza generazionale e a ridurre questa forbice che mina la solidarietà intergenerazionale, deve, in sintesi, essere previsto a due livelli: quello del disagio sociale in generale – di cui il disagio giovanile rappresenta un’importante componente – e quello del divario generazionale in particolare. Ciò per assicurare una correlazione chiara e condivisa tra i soggetti cui è richiesto un eccezionale sforzo contributivo solidaristico, da un lato, e i soggetti beneficiari, dall’altro; nell’ambito di un intervento organico e sistematico che ponga la questione giovanile al centro dell’attenzione politica (una vera e propria Legge Quadro sulla Questione Giovanile).

Relativamente al primo livello, la proposta della Fondazione prevede una rimodulazione dell’imposizione che, con funzione redistributiva, tenga conto della maturità fiscale; relativamente al secondo, un contributo solidaristico da parte della generazione più matura che gode delle pensioni più generose: doveroso, non solo sotto il profilo etico, ma anche sotto quello sociale ed economico.

Nell’ambito delle soluzioni, viene ipotizzato il coinvolgimento – per tre anni, in un vero e proprio “patto tra generazioni” – di circa due milioni di cittadini pensionati “sottoscrittori”, posizionati nella parte apicale delle fasce pensionistiche, con un intervento rigorosamente progressivo rispetto sia alla capacità contributiva, sia ai contributi versati; e chiamati a ‘contribuire’ allo sviluppo di un altrettanto elevato numero di ‘NEET’ (i giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro, né nella formazione). Ciò attraverso incentivi fiscali e la creazione di un adeguato Fondo di solidarietà per le politiche giovanili in grado di rifinanziare molte delle misure messe in campo dal Governo e mappate nel Rapporto, nonché misure straordinarie di contributi e la creazione di strumenti finanziari in grado di moltiplicare l’effetto e sostenere la strategia delineata, mirante a sostenere quantomeno il costo che il nostro Paese sostiene per i NEET. Con la finalità di modificare lo scenario al 2030 delle nuove generazioni italiane, rispetto a quelle dei padri (A.P. FBV – Roma 22 marzo 2017).

 

Maggiori informazioni

Per acquistare il rapporto cartaceo rivolgersi al sito della casa editrice http://www.edizionidialoghi.it/catalogo/

programma-convegno-divario-generazionale-22-03-17

sintesi-ricerca-divario-generazionale

nota-informativa-divario-generazionale

rassegna-stampa-divario-generazionale-22-03-17